martedì 11 dicembre 2012

Gattuso spiega chi gli ha dato la forza per andare avanti con la sua malattia.


Gennaro Gattuso, sulle pagine del Guerin Sportivo, ha parlato della sua malattia, che lo ha tenuto fuori dal campo per molti mesi la scorsa stagione: “E’ stato un passaggio importante, direi decisivo, per farmi tornare la voglia di calcio. La prima volta che mi vide Rocco Liguori, al Bellaria di Bologna, fu categorico: “Non giocherai mai più a calcio”. Rimasi raggelato, immobile davanti a lui senza parlare. Ancora adesso, quando mi vede in campo, continua a non spiegarsi come faccia. Ma la malattia c’è. Ho imparato a conviverci. Tutti i giorni prendo farmaci, non bisogna mai abbassare la guardia. L’ho accettata, me la tengo, consapevole che c’è da battagliare a ogni risveglio. Però i miglioramenti li vedo e si vedono. E penso sempre a chi sta peggio di me. Ad esempio quei bambini di 5 o 6 anni che incontravo a Bologna. Andavo 4 volte a settimana al Bellaria per fare le trasfusioni. Accompagnavo mio figlio a scuola alla mattina e alle 8 salivo sul treno con mia moglie. Destinazione reparto di neurologia. Dovevo stare sdraiato 5 ore su un lettino e avevo questi bambini che mi portavano i disegni fatti da loro. Pensavano che fossi io, con la mia presenza, ad aiutarli. Invece erano loro a farmi compagnia, a darmi forza. Ero lì sdraiato e vedevo le cose doppie con: "sta cavolo di flebo attaccata la braccio”.

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